Fin dalla notte dei tempi, i monti che circondano Madonna di Campiglio sono stati luoghi ambiti e contesi. Oggi lo sono in termini turistici, grazie alla loro bellezza; un tempo, lo furono per ragioni ben diverse.

 

Le povere popolazioni locali delle valli di Rendena e di Sole basavano gran parte del loro sostentamento sull’allevamento e la pastorizia. Il sistema delle malghe era fondamentale; e così, già all’apparire della documentazione scritta del mondo alpino (attorno al XI-XII secolo) il circondario di Campiglio appare costellato da una fitta rete di malghe d’alta montagna.

 

La parte dello Spinale fu scelta dalle genti di Ragoli; quella degli attuali 5 Laghi e del monte Pancugolo, fu invece utilizzata dagli abitanti della Val Rendena, e in particolare di Pinzolo che vi realizzarono alcune malghe. Tra queste, malga Patascoss.

 

A quel tempo la conca di Campiglio era ancora disabitata; i primi residenti stabili (oggi li definiamo “frati”, ovvero i fondatori del monastero campigiano) arrivarono nel 1195. Il loro ospizio lo fondarono su di un terreno di proprietà dei conti di Flavon (Val di Non).

I rapporti tra i frati e gli autoctoni non furono sempre idilliaci, anzi. Una sentenza arbitrale del 1341, trascritta su di una pergamena notarile giunta fino ai giorni nostri, ci mostra ad esempio come i diritti d’uso delle malghe di Pinzolo fossero oggetto di litigi e controversie.

 

Con il lento trascorrere dei secoli, le cose non mutarono, e ancora all’alba della Campiglio moderna e turistica (1872 – fondazione dello Stabilimento Alpino di GB Righi, primo albergo del paese) la malga Patascoss era uguale a quella dei secoli passati: un’importante luogo di lavoro per i pinzoleri, che in primavera la raggiungevano con i loro animali e vi sostavano e lavoravano fino alla transumanza autunnale.

 

Ma cosa significa “Patascoss”? Come spesso accade, l’interpretazione dell’etimo non è semplice. Un documento del Comune di Pinzolo – anno 1697 – indica la “grassa di Pratascoso”; e se la prima parte del termine, pur senza la r, è di facile lettura, il resto si fa più complicato. Il dottor Heinrich Sabersky nel suo “Uber einige namen von bergen un hutten in der umgebung von Madonna di Campiglio” (1899) identifica nel suffisso “-asco” un termine utilizzato in almeno altre novanta località dell’arco alpino italiano; unito a “-patoc/s” (“aperto”, ma anche “umido”) può portare a una potenziale decifrazione del nome, in attesa di studi più moderni.

 

Il suo momento di maggior gloria, la malga lo visse sicuramente nel 1894, allorquando fu frequentata nientemeno che dall’imperatrice d’Austria Elisabetta (la Sissi) che durante le sue numerose escursioni al lago Ritorto amava sostare a Patascoss. Le cronache del tempo riportano proprio il momento della sosta dell’imperatrice in questo luogo.

 

Gli ultimi decenni hanno visto l’affermazione del turismo; quello estivo prima, e successivamente quello invernale. Oggi quindi la malga Patascoss unisce queste due identità locali, continuando a ospitare gli animali degli allevatori ma anche un moderno ristorante-bar frequentato dagli escursionisti e dagli sciatori.

 

La zona di Patascoss, con il suo monte Pancugolo a sovrastarla, è oggi l’area designata per le manifestazioni sportive invernali della località. A pochi passi dalla malga si trova il cancelletto di partenza del Canalone Miramonti, pista che ogni anno ospita la Coppa del Mondo di sci alpino.